L’intersoggettività secondaria (dai 9 ai 18 mesi)

Il bambino che si sposta, che impara a camminare e a dire le prime parole raggiunge anche una nuova fase nella sua capacità di relazione con gli altri. Tra i 9-18 mesi egli utilizza tutto quello che aveva sperimentato nell’intersoggettività primaria come spinta per incontrare altri soggetti, oltre alla mamma: il papà, la baby-sitter, il fratello maggiore. La motivazione a incontrare queste persone, a riferirsi a loro era già presente nel bambino: ma ora essa non è più solo relativa a quello che accade a lui e al suo corpo, ma a quello che accade nel mondo. Adesso il bambino incontra l’altro per comunicargli che ha visto la stessa cosa, o che gli serve, che fare una certa attività lo riempie di gioia e un’altra lo infastidisce. Tutte le persone di coppia, maturate nella relazione con la mamma, servono ora per costruire scambi a tre: il bambino, un’altra persona, una cosa.

Indicare: quando il bambino interagisce con l’esterno

In questo periodo i bambini cominciano a indicare con il dito e a seguirle con lo sguardo il dito di un altro; indicano per chiedere, per mostrare, per vedere la reazione emotiva dell’altro a quello che mostrano e per sentire l’altro dire il nome della cosa o commentarla. Così comincia a svilupparsi la capacità di guardare una cosa, poi di guardare se l’altro sta guardando la stessa cosa; di fare una cosa e guardare se l’altro ha visto, e cosa ne pensa. Ogni evento è caratterizzato da questo scambio di sguardi e di mezzi con un’altra persona in riferimento a uno stimolo, riassunto sotto la definizione di attenzione congiunta. Lo sviluppo motorio, mentale e linguistico del bambino fa sì che questo aspetto dell’attenzione congiunta, sommato a quello già esistente dell’intersoggettività primaria, contribuisca poi allo sviluppo dell’imitazione.

Quali sono i comportamenti per favorire l’intersoggettività

I comportamenti osservabili relativi a questa abilità sono:

  • alternare il proprio sguardo fra la cosa che si sta osservando e l’altra persona
  • seguire con lo sguardo l’indicazione dell’altro
  • controllare dove l’altro sta guardando e guardare nella stessa direzione
  • indicare per mostrare o per chiedere: “cos’è?”
  • portare una cosa all’altro per fargliela vedere.

Imitazione

Imitando l’espressione del viso, il gesto, il movimento, l’uso di un oggetto, via via fino a sequenze di azioni più complesse, si crea un ponte fra me e l’altro; il mio ripetere l’azione mi fa entrare in contatto ed essere quello che l’altro è, mi fa provare le stesse emozioni e mi fa interiorizzare un’esperienza dal punto di vista dell’altro. L’imitazione è quindi un’abilità cardine nello sviluppo sociale, cognitivo e linguistico, e svolge un ruolo fondamentale nel gioco di finzione.

Emozione congiunta:

  • ridere e sorridere insieme, in risposta alla stessa situazione;
  • rispondere con la manifestazione di un’emozione al comportamento dell’atro, che voleva provocare un’emozione attraverso il solletico, una battuta, uno spettacolo, una canzone, ecc.;
  • cogliere l’emozione dell’altro, la sua motivazione, e adattare in qualche modo ad essa la propria emozione (es. la mamma è arrabbiata, il bambino è attento e cauto, o triste; la mamma è allegra, il bambino è contento, ecc.);
  • utilizzare l’espressione delle emozioni come strumento nello scambio sociale

Intenzione congiunta

Volere, desiderare, intendere di fare sono aspetti non osservabili, ma eminentemente cognitivi. Certamente i bambini maturano nel tempo la capacità attraverso il dialogo di coppia, poi attraverso l’intersoggettività, accompagna e qualifica tale processo.
L’intenzione congiunta consiste nel riconoscimento del volere che è condiviso o riconosciuto come presente tra i soggetti, del proprio volere che è uguale o diverso da quell’altro, della propria intenzione a cui il volere dell’altro può o meno aderire.
Questo gioco di compromessi e di dialoghi tra voleri è alla base di qualsiasi educazione e della trasformazione del bambino in bambino socializzato. I comportamenti osservabili sono intrecciati all’attenzione, all’emozione congiunta e all’imitazione.
Facciamo due esempi. Il papà intende pulire il naso della bambina sul passeggino; la bambina sente un soggetto estraneo, il fazzoletto che le invade il viso; distoglie il capo e si agita. In questo caso, il rifiuto della bambina potrebbe non fare parte di una intenzionalità condivisa, in cui il rifiuto è una possibile e coerente risposta che dice: “Tu vuoi una cosa che io non voglio”. La sua reazione potrebbe essere invece di tipo puramente sensoriale.
Ecco il secondo esempio. Porto le scarpe al bambino, ne prendo una e gliela mostro dicendo: “Mettiamo le scarpe”. Il bambino è nell’intenzione condivisa se non porge il piede, se lo lascia passivo, se continua a fare quello che stava facendo senza rispondere alla richiesta.
La risposta alla proposta è quindi il comportamento osservabile dell’intenzione congiunta, così come il fare accanto, il fare insieme: spingere insieme una carrozzina, dare insieme da mangiare agli uccellini, correre e saltare insieme, ma anche dare una risposta agli inviti: “Salta!”, “Vieni qui!”.

Scambio di turni

Questo comportamento nasce nella prima fase dell’intersoggettività come alternanza di sguardi, di sorrisi, di suoni e di movimenti prima indifferenziati. Con il tempo tale alternanza si intreccia con altre modalità sensoriali (es. la mamma fa un suono, il bambino sbatte le gambe, tende le mani e sorride; il bambino fa un suono, la mamma batte le mani; ecc.), poi si arricchisce di rituali e complessità maggiori. Ma fin dai primi mesi lo scambio di turni ha una caratteristica chiaramente osservabile: il quasi perfetto tempismo nell’alternanza, nel lasciare che l’altro entri nella conversazione. Questo scambio ha un tempo costante e caratteristico, e ben raramente le risposte del bambino e quelle della mamma si sovrappongono.
Il turno assume le situazioni sociali che funzionano con l’applicazione spontanea e generalizzata dell’idea del turno; per esempio: “Adesso la maestra spiega, poi potrò fare le domande”. La conversazione rimane comunque una delle applicazioni più importanti e diffuse.

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